Il mio secolo non mi fa paura

Uno spettacolo centrato sulla storia di Ludwig Feuerbach e Johanna Kapp, scritto da Fulvio Iannaco con musiche di Dimitri Nicolau, interpretato da Annachiara Mantovani e Pier Paolo Iacopini.
Teatro Antigone, 1-2-3-4 marzo 2018

testo di Fulvio Iannaco e musiche di Dimitri Nicolau, con la regia di Rossella Napolano.

Protagonisti: Annachiara Mantovani e Pier Paolo Iacopini
Luci e proiezioni: Giancarlo Mici
Audio: Francesco Sollecito
Video e foto: Stefano Giorgi

Lo spettacolo

In una stanza piena di libri, una giovane donna comincia a raccontarci la storia di Johanna Kapp, una giovane sedicenne ribelle, alla ricerca di quella “pienezza” di sé che, sola, può darle il senso della sua esistenzaLo fa cercando nella cultura del suo tempo un pensiero, una intelligenza che riesca a rifiutare ciò in cui è immersa: un pensiero religioso che legandosi alla ragione la opprime e impedisce il naturale e libero sviluppo della sua identità di donna e di essere umano. La storia di Johanna Kapp fallisce perché il pensiero rivoluzionario dell’uomo a cui si lega non aveva però alle spalle una identità umana altrettanto valida. Possiamo pensare che anche la donna che oggi ci racconta, senta su di sé, la violenza di questa alleanza tra ragione e religione a cui gli uomini, nel senso del maschile del genere umano, si sono sempre sottomessi.
Anche “questa donna” ha subito delle sconfitte, ma non è ancora caduta nel fallimento: come Johanna, come Johanna ha capito che la rivolta deve essere una rivolta del pensiero e cerca nella storia della giovane bavarese il filo della sua ricerca per non fallire. Forse la disperazione è in agguato perché compare ad un tratto il fantasma della follia e della morte in cui finisce la storia d’amore di Didone per Enea, ma pure, la nostra protagonista trova la forza per ribadire la possibilità di un destino diverso per l’identità femminile: la certezza che pure nel pericolo del fallimento e della delusione mortale, la possibilità della rivolta è nel rapporto interumano, nell’amore tra l’uomo e la donna.
Dalle immagini del sogno, la sua fantasia troverà al risveglio un suono che la porterà a cercare questa possibilità in altre fantasie, nella fantasia di quanti hanno accettato il rischio della partita a scacchi con la morte della mente.

La storia 

Dal 1841 al 1848, tra vicende contrastanti, a volte esaltanti, a volte difficili per i protagonisti di essa, ebbe vita una straordinaria storia d’amore. Lui, un celebre filosofo rivoluzionario, Ludwig Andreas Feuerbach, uomo già maturo, ancora oggi universalmente noto come il primo eroico teorico dell’ateismo, allora al culmine della propria stagione creativa, lei, bellissima e coraggiosa fanciulla bavarese, Johanna Kapp, che divenne sua amante a soli diciassette anni. Vissero fianco a fianco una stagione appassionata sullo sfondo degli eventi sconvolgenti di quegli anni, partecipando insieme alla rivoluzione del 1848 a Francoforte. Quando giunse il tempo della sconfitta però l’eroe che aveva avuto il coraggio di sfidare il potere più grande, quello di Dio, non ebbe il coraggio di restare al fianco della donna amata e tornò dalla moglie. Lei invece, abbandonata, gli restò fedele, per sempre.

In una scena semplicissima ( una poltrona, molti libri ed un leggio), una donna di oggi si interroga sull’identità femminile.
La riflessione si svolge in due momenti: dapprima raccontandoci della vicenda umana e sentimentale (e del suo fallimento), tra la giovanissima Johanna Kapp allora diciassettenne, siamo negli anni dei moti europei del 1848, e il filosofo Ludwig Andreas Feuerbach, l’autore de “L’essenza del Cristianesimo”. Poi la riflessione prosegue con i versi de l’”Eneide” di Virgilio per raccontare la drammatica scelta di morte che Didone, tradita nel suo amore e abbandonata dall’eroe predestinato dagli Dei ad essere il fondatore, di Roma, decide di compiere.
Una donna che rifiuta i dogmi e vive la passione d’amore può riuscire a resistere ai fallimenti dell’eroe? Alle delusioni?
Una risposta arriva alla protagonista attraverso il rapporto con l’arte e con quanto di verità gli artisti ci hanno suggerito della realtà umana; poi, il suono fisicamente presente di uno strumento musicale la raggiunge nel sonno…

Testi e citazioni

L’atto scenico racconta questa vicenda attraverso una composizione che vede i testi originali intrecciarsi a testi poetici di Goethe, Neruda, Hickmet, Szymborska, Virgilio, decostruiti e poi ricostruiti per dare nuovo suono all’antica storia dell’eroe che delude e della donna abbandonata.
Le musiche, oltre quelle dal vivo di Dimitri Nicolai, abbiamo altri brani scelti da Pier Paolo Iacopini e sono: di Mozart Sonata n° k 330 – (I° e II° Mov.) per piano, Lutoslowski – “Marcia funebre “ e “Variazione Sinfonica”. Il I° Movimento di Alban Berg del Quartetto n°3, il II° Movimento di“Lettere Intime” scritto da Janacek per Quartetto d’archi. Ancora di Ives “The call of the Mountains” e di Shostakovich il Quartetto n° 13. Di Debussiy – Preludio Libro 1° – I° e III° Movimento “Danseuses de Delphes”e “Le vent dans la plaine” ancora due opere di Dimitri Nicolau Commedia Armonica e “Incontri” opera 269 che è anche il titolo del disegno. La musica, dirompente e improvvisa, si affianca, segue, evidenzia le emozioni dei protagonisti.

One thought on “Il mio secolo non mi fa paura

  1. Una riflessione profonda sull’identità femminile, sull’appassionante dialettica donna-uomo e sulla necessità di un pensiero libero dal dogma religioso.
    Un monologo sentito che lascia con il fiato sospeso

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...